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Il punto di partenza


Tutto parte dalla scoperta di un paradosso.

Mi ci è voluto qualche anno per rendermene conto e poi per esserne davvero sicuro: gli uomini sono contemporaneamente onnipresenti e inesplorati.


Non è facile rendersene conto perché siamo abituati a pensare che si parli sempre di uomini e che quindi di noi si sappia già tutto, perché siamo sempre sotto i riflettori della società, della politica e dell'opinione pubblica. In una società di stampo patriarcale come quella che abbiamo ereditato siamo proprio noi, ancora oggi, le persone con la maggiore visibilità e sempre di più si sente l'urgenza di parlare di chi, invece, ancora oggi non è adeguatamente raccontato, rappresentato, considerato. Noi siamo storicamente stati considerati come la 'norma' della società ma questa condizione, che è per molti versi una condizione fortemente privilegiata, contiene anche una contraddizione paradossale: conosciamo tantissime cose sull'Uomo con la U maiuscola ma sappiamo pochissimo dell'effettiva complessità e pluralità degli uomini reali, che sono molto più interessanti di quanto siamo abituati a pensare. Il fatto è che siamo tanto onnipresenti come genere quanto inesplorati come singoli uomini.

Ecco perché sto facendo questa ricerca, perché non mi bastano più tutte le idee e le semplificazioni che siamo abituati ad applicare agli uomini e, mano a mano che procedo con lo studio, sto scoprendo moltissime cose su di me e sul genere che mi appartiene e a cui appartengo, il genere maschile.

Tre principali aree tematiche


Si chiamano Men's Studies gli studi che cercano di approfondire la storia, la fenomenologia e la cultura maschile. Non ne avevo mai sentito parlare, prima di cominciare a cercare libri che parlassero di questo tema, ed è questo l'ambito nel quale si sviluppa questa ricerca, dialogando con il più vasto mondo dei Gender Studies e con i percorsi variegati dei femminismi.

Ad oggi, ho provato a mettere a fuoco tre aree di lavoro che rispondono in maniera elettiva al mio bisogno di approfondimento: la storia e la fenomenologia del genere, la pluralità maschile e lo studio della maschilità come principio sociale.

Introduco qui sotto tutti e tre i temi.

1 / Storia e fenomenologia del genere


Quando si parla del genere maschile si parla sempre solo di alcune cose.

Da una parte si parla di potere, di privilegi, di violenza sulle donne, di patriarcato, di machismo e di mascolinità tossica e dall'altra parte si parla di crisi maschile, di uomini come vittime dell'emancipazione femminile, della semplicità maschile contrapposta alla complessità femminile e di una sorta di 'perdita storica del vero uomo'. Non si parla mai, invece, di salute fisica e psicologica, di cura del corpo, di sessualità e piacere, di immaginario maschile nel porno, di benessere, di storia della moda, di espressione individuale e stile, di barba e di colori. Non si parla neanche di amicizia, di aspettative legate alla paternità, di relazioni familiari, di figli, di fratelli e, ancora, non si parla di aspettative sociali, di aspettative intime, di ambizioni indotte o desiderate, di lavoro, del rapporto con i soldi e il successo, di abitudini alimentari e di moltissime altre cose.


A seconda del contesto, ci muoviamo tra due poli: quello del privilegio, da una parte, e quello della crisi, dall'altra, però non ci preoccupiamo mai di integrare questi due concetti in una più completa e realistica visione del maschile.

2 / Pluralità maschile


Il secondo tema che voglio approfondire riguarda il nostro modo di intendere gli uomini, che di fatto si basa su un unico modello di riferimento con il quale tanti tipi di uomini diversi si devono relazionare.

Sembra quasi che, a livello ideale, esista un solo tipo di uomo (il 'vero uomo'), e qualunque variazione viene percepita come una gradazione più sbiadita di quello. Per questo motivo ai bambini piccoli si dice di 'non fare la femmina' (per aiutarli a rimanere dentro ai confini che tutti conosciamo), per questo motivo dagli adolescenti ci si aspetta la dimostrazione di un'energia e una virilità esplosiva (altrimenti li si invita in vari modi a 'dimostrare di essere uomini') ed è per questo motivo che agli uomini adulti si chiede l'esatto contrario ('devi mettere la testa a posto'), gli si chiede di imparare a controllare sé stessi e i propri impulsi. Di fatto si basa sempre tutto su quell'unica idea di riferimento e il rischio di essere visti e considerati 'poco' e 'meno' uomini è sempre presente. Ma se ci fermiamo un attimo a pensare alla varietà degli uomini che siamo, che conosciamo e che frequentiamo nella vita di tutti i giorni, capiamo subito che c'è qualcosa di poco realistico in questo modello. A qualcuno può piacere molto e a qualcun altro può sembrare completamente insensato ma comunque le aspettative legate a quell'idea influenzano la vita di molti tipi di uomini diversi: giovani, adulti, anziani, grassi, magri, neri, asiatici, bianchi, con disabilità, in piena salute fisica e mentale, eterosessuali, omosessuali, asessuali, cisgender, transgender, queer, benestanti, ricchi o sotto la soglia della povertà. Sarebbe interessante ragionare in maniera più sottile e provare ad usare le differenze tra di noi come strumenti di conoscenza e le somiglianze come conferme di appartenenza.

Tecnicamente, si chiama intersezionalità. È il tentativo di andare oltre i confini di una singola idea alla quale attenersi e cominciare a ragionare per variazioni e sovrapposizioni. Anziché partire da un'idea astratta e forzare tutti gli uomini ad assomigliarci, possiamo partire dagli uomini reali per poi disegnare i confini del maschile in maniera molto più realistica.

3 / Maschilità come principio


L'ultimo tema è forse anche il più complesso dei tre, ma è alla base del paradosso di cui parlavo all'inizio: la maschilità, il cosiddetto 'principio maschile', non riguarda solo gli uomini, ma riguarda tutte le persone e tutta la società. Quando si sente parlare di società patriarcale si parla proprio di questo. Il 'principio maschile' è in qualche modo completamente sovrapposto al funzionamento della nostra società. Coincidono così tanto che spesso ci sembrano la stessa cosa.

È il motivo per cui possiamo dire 'Storia dell'uomo' per parlare della storia di tutta l'umanità ma se diciamo 'Storia della donna' stiamo parlando solo della storia delle donne. È il motivo per cui io posso scrivere 'tutti' e voi capite benissimo che sto parlando di 'tutte le persone', non solo dei maschi. Questo succede perché il nostro stesso linguaggio parla al maschile per parlare di tutti (appunto) e se da una parte questo significa 'posizione dominante' degli uomini nella società, dall'altra significa che abbiamo difficoltà a vedere gli uomini per quello che sono, perché questa sovrapposizione tra maschilità e società non permette di pensare a noi in maniera pulita e senza condizionamenti di stampo, appunto, patriarcale.

Ecco il terzo tema che voglio approfondire: imparare a vedere e distinguere il 'principio maschile della società' dalla maschilità viva dei singoli uomini, per comprenderli meglio entrambi.

Letture, interviste, incontri di gruppo


Dopo un periodo di studio individuale, a partire da inizio 2021 vorrei provare ad ampliare il tavolo della ricerca, continuando ad approfondire le letture dal mondo Men's Studies, invitando esperti dei diversi temi a dialogare in un podcast dedicato e organizzando incontri sul tema con uomini e con donne.

Questa pagina, quindi, ha lo scopo di introdurre e presentare il lavoro a futuri ospiti, collaboratori, giornalisti, partner ma anche a tutte le persone interessate a saperne di più, a seguire la ricerca o, addirittura, a partecipare in prima persona all'esplorazione, chiacchierando delle proprie esperienze personali (ho cominciato quest'estate ad organizzare incontri sul tema sia con uomini che con donne, sempre in ottica intersezionale, e voglio andare avanti appena il Covid ci permetterà di ricominciare ad incontrarci dal vivo).

Se vi interessa saperne di più o parlarne insieme, scrivetemi, così vi tengo aggiornati.

 


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